Quando "M'illunino di meno" va di moda
di Maria Tonolli
Il nido di Ledro è abitato da famiglie che spesso portano vestiti ormai piccoli, libretti, e giochi che a casa non sono più utili. A volte qualcosa torna utile anche all’interno del nido ma spesso ci troviamo a dover riconsegnare ciò che le famiglie non utilizzano più, con il rischio che vengano eliminati definitivamente. Il gruppo di lavoro del nido ha quindi deciso di realizzare un angolo del riuso, che abbiamo intitolato “REDUCE, REUSE, RICYCLE”. La nostra idea è stata quella di creare un luogo dove le famiglie possano lasciare abiti, ma anche altri oggetti, il tutto in buono stato, in modo tale che trovino una seconda casa e che possano essere utilizzati da altri bambini e bambine.
Sappiamo che inizialmente è facile lasciare ed è più difficile prendere. La pratica di dare seconda vita a oggetti e abiti in particolare non è così facile da interiorizzare. Siamo consapevoli che ci vorrà del tempo prima di vedere che ciò che è stato lasciato sulla mensola, è stato finalmente adottato da qualcun altro. Ma il riuso è una pratica, è uno stile di vita e ci vuole tempo per acquisirli. Bisogna allenare la mente a cambiare prospettiva, cercando di prestare attenzione a ogni singolo oggetto e a ciò che ancora potrebbe fare o essere.
Prima di lasciare che qualcosa si trasformi in un rifiuto, dovremmo chiederci: a me può essere utile?
E a proposito di prospettiva diversa e attenzione particolare, trovo interessante la lettura di una storia che vede come protagonista una maglietta e il percorso difficile che caratterizza la sua realizzazione. Portando il focus sul processo, forse riusciremo a cambiare sguardo e a pensare di poter davvero dare una seconda vita alle cose, che sia trasformarle in altro oppure permettere che “cambino casa”. Se capiamo il lungo viaggio che una singola maglietta percorre, forse prima di acquistarne una nuova ci potremmo anche chiedere se quella sulla mensola dell’angolo del riuso può fare al caso nostro.
È Matteo Ward, attivista della moda sostenibile, che scrive per conto della FAO, questa storia semplice ma potente e che fa riflettere sull’importanza di avere cura delle risorse necessarie a produrre ciò che indossiamo. E invito ogni famiglia a leggerla e a cominciare a pensare al cambiamento mentale da mettere in atto.
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